Le ittiosi sono un gruppo di malattie genetiche della pelle (genodermatosi) che hanno in comune un aspetto cutaneo caratterizzato da secchezza, desquamazione e ispessimento, con pelle che può apparire arrossata o screpolata.
Nel corso First Ichthyosis ConsensusConference (Sorèze, 2009), sono state concordate due modalita’ di classificazione: una clinica ed una fisiopatologica. Quella clinica prevede la suddivisone delle ittiosi in due grandi gruppi: ittiosi non sindromiche ed ittiosi sindromiche.
Le Ittiosi non sindromiche si esprimono soltanto a livello cutaneo e comprendono:
ITTIOSI COMUNI:
- ittiosi volgare dominante (gene di profilagrina FLG)
- X linked recessiva (gene di steroidi sulfatasi STS);
ITTIOSI CONGENITE AUTOSOMICHE RECESSIVE (ARCI):
- ittiosi Arlecchino (HI)
- ittiosi lamellare (LI)
- eritrodermia congenita ittiosiforme (CIE)
- altre varianti minori (es ittiosi a “costume da bagno”);
ITTIOSI CHERATINOPATICHE (KPI):
- ittiosi epidermolitica (EI)
- ittiosi epidermolitica superficiale (SEI)
- altre forme e varianti minori (es.Ittiosi a istrice/Curth-Macklin – Ittiosi in confetti/variegata/congenita reticolare – ittiosi epidermolitica anulare AEI)
Le Ittiosi sindromiche si esprimono e livello cutaneo ed in altri organi e comprendono:
- ittiosi sindromiche X linked (IFAP, Conradi-Hünermann-Happle, etc.)
- ittiosi sindromiche autosomiche con prevalenti anomalie dei capelli, con prevalenti segni neurologici, a decorso fatale, con altri segni associati (Netherton, Sjögren-Larsson, KID, Refsum, etc).
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Approfondimenti
Modalità di trasmissione: autosomica recessiva
Geni interessati: TGM1, ABCA12, ALOX12B, ALOXE3, CYP4F22 e NIPAL4
L’eritrodermia ittiosiforme congenita (CIE) è una variante dell’ittiosi congenita autosomica recessiva (ARCI), una malattia rara dell’epidermide caratterizzata dalla presenza di squame bianchicce e solide associate a cute eritematosa diffusa su tutto il corpo.
La prevalenza è stimata in circa 1/200.000–1/1.000.000 di soggetti.
I pazienti presentano alla nascita squame solide bianchicce di dimensioni variabili associate a eritrodermia. Alcuni neonati sono avvolti da una sottile membrana di collodio (una membrana traslucida, brillante e tesa che ricorda uno strato cutaneo aggiuntivo) che, dopo il distacco, lascia spazio alla comparsa di placche ed eritrodermia.
Il quadro clinico può variare nel tempo e in risposta alla terapia. La cute è generalmente soggetta a prurito e dolore e le squame possono ridurre la sensibilità cutanea.
Possono essere presenti altri segni clinici di gravità variabile, tra cui: ectropion persistente e complicazioni oculari correlate (cheratite, cicatrizzazione corneale), cheratoderma palmoplantare, alopecia, ritardo della crescita, bassa statura, prurito intenso, intolleranza al calore, distrofia ungueale e deficit uditivo dovuto all’accumulo di squame nel condotto uditivo esterno.
La CIE è una malattia geneticamente eterogenea. È dovuta a mutazioni in uno dei seguenti geni: TGM1, ABCA12, ALOX12B, ALOXE3, CYP4F22 e NIPAL4, oltre a un locus situato sul cromosoma 12p11.2-q13.
La maggior parte delle mutazioni è stata identificata nel gene TGM1, che codifica per la transglutaminasi 1, una proteina coinvolta nella formazione dell’involucro delle cellule epidermiche corneificate.
ABCA12 codifica per un trasportatore ABC (ATP-binding cassette) coinvolto nel trasporto dei lipidi.
ALOX12B, ALOXE3 e CYP4F22 codificano rispettivamente per l’arachidonato 12(R)-lipossigenasi, l’arachidonato lipossigenasi-3 e la proteina citocromo P450, tutte coinvolte nel metabolismo lipidico.
NIPAL4 codifica per un recettore di membrana.
Non è stata osservata una chiara correlazione tra genotipo e fenotipo.
La diagnosi si basa sull’aspetto clinico della cute. Le caratteristiche istologiche della pelle non sono specifiche. È possibile effettuare il test molecolare, anche se non è disponibile nei centri di medicina generale.
In alcuni centri specializzati sono disponibili studi immunoistochimici con anticorpi diretti contro la TGasi1 o il dosaggio enzimatico della TGasi1.
Alla nascita, la diagnosi differenziale comprende le altre cause di eritrodermia neonatale, comprese alcune immunodeficienze congenite.
Successivamente, la diagnosi differenziale si pone con le forme sindromiche dell’ittiosi, l’ittiosi Arlecchino, l’ittiosi lamellare, l’eritrodermia ittiosiforme reticolare congenita e la sindrome da desquamazione cutanea (skin peeling syndrome).
La diagnosi prenatale si basa sull’analisi del DNA mediante amniocentesi e prelievo dei villi coriali. L’ecografia può individuare la presenza della membrana di collodio.
La malattia è trasmessa come carattere autosomico recessivo. Alle famiglie affette deve essere offerta la consulenza genetica per informarle del rischio di ricorrenza del 25%.
La presa in carico si basa sull’applicazione quotidiana di emollienti. Possono essere utilizzati anche cheratolitici, sebbene spesso non siano ben tollerati.
I retinoidi orali possono essere somministrati nelle forme più gravi della malattia, anche se risultano generalmente meno tollerati rispetto a quanto osservato nell’ittiosi lamellare (IL). Le dosi utilizzate sono solitamente inferiori rispetto a quelle impiegate nell’IL (circa 10–25 mg/die negli adulti).
La prognosi varia da forme lievi a forme gravi, soprattutto nel periodo neonatale, a causa del rischio di sepsi. In alcuni pazienti è stato osservato un significativo miglioramento nel tempo, anche se la malattia spesso rimane stabile per tutta la vita, con periodi di esacerbazione.
L’aspettativa di vita è generalmente normale. La malattia può avere un forte impatto sulla qualità della vita a causa dell’alterazione dell’aspetto fisico, dei sintomi invalidanti e delle limitazioni associate alla patologia e ai trattamenti.
Fonte: Orphanet
Modalità di trasmissione: autosomica recessiva
Gene interessato: ABCA12
L’ittiosi “Arlecchino” (HI) è la variante più grave dell’ittiosi congenita autosomica recessiva (ARCI). È caratterizzata, alla nascita, dalla presenza di squame grandi, spesse e simili a placche diffuse su tutto il corpo, associate a grave ectropion, eclabium e padiglioni auricolari appiattiti. Queste lesioni evolvono successivamente verso una grave eritrodermia desquamativa.
La prevalenza è stimata in meno di 1/1.000.000 di soggetti.
I neonati affetti sono avvolti da una membrana di collodio (una membrana traslucida, brillante e tesa che ricorda uno strato cutaneo aggiuntivo), associata a placche a corazza distribuite su tutto il corpo, che limitano gravemente i movimenti.
I segni facciali sono caratterizzati da grave ectropion, edema congiuntivale, eclabium e naso ampio. I neonati possono presentare contratture, sinechie dei padiglioni auricolari e/o delle dita dei piedi, con potenziale rischio di autoamputazione.
La mortalità è elevata nel periodo neonatale, poiché i bambini sono esposti a gravi alterazioni della regolazione della temperatura corporea, difficoltà alimentari, infezioni e disturbi respiratori.
Nei casi in cui il neonato sopravvive, la membrana di collodio si distacca dopo alcune settimane e si evolve in un quadro di eritrodermia con grave desquamazione ed ectropion persistente.
Altri segni clinici frequentemente associati comprendono cheratoderma palmoplantare, ritardo della crescita, bassa statura, malformazioni delle orecchie e delle dita, anomalie ungueali e alopecia.
L’HI è causata da mutazioni recessive del gene ABCA12, che codifica per un trasportatore ABC (ATP-binding cassette) coinvolto nel trasporto dei lipidi dai granuli lamellari alla superficie apicale dei cheratinociti dello strato granuloso.
La correlazione genotipo-fenotipo non è ancora completamente definita, anche se si ritiene che la maggior parte delle mutazioni patogenetiche determini una grave perdita della funzione della proteina ABCA12, coinvolgendo importanti domini nucleotidici o transmembrana e causando un difetto della barriera lipidica cutanea.
La diagnosi si basa sull’esame clinico. La biopsia cutanea non è generalmente utile ai fini diagnostici, anche se può evidenziare un’ortoipercheratosi compatta massiva.
L’esame ultrastrutturale della cute mostra corpi lamellari anomali e una ridotta secrezione dei granuli lamellari nello strato corneo. L’analisi molecolare, quando disponibile, consente di identificare le mutazioni del gene ABCA12.
L’HI può essere confusa con le forme meno gravi di collodion baby. Successivamente, la diagnosi differenziale comprende l’eritrodermia ittiosiforme congenita (CIE), la dermopatia restrittiva letale, l’ialinosi sistemica infantile e la sindrome di Neu-Laxova.
È indicata la diagnosi prenatale, basata sull’analisi del DNA ottenuto mediante amniocentesi o prelievo dei villi coriali, preferibile rispetto alla biopsia della cute fetale.
L’ecografia prenatale può evidenziare desquamazione diffusa, contratture delle dita, padiglioni auricolari rudimentali e appiattiti, ipoplasia del naso, rime palpebrali estroflesse, bocca caratteristica “a pesce”, bocca aperta durante la vita fetale e macroglossia.
La malattia è trasmessa come carattere autosomico recessivo. Alle famiglie affette deve essere offerta la consulenza genetica per informarle del rischio di ricorrenza del 25%.
Nel periodo neonatale, la presa in carico richiede un approccio multidisciplinare che coinvolge oftalmologi, chirurghi, dietologi e psicologi a supporto della famiglia.
Può rendersi necessaria la gastrostomia. Sono raccomandati l’utilizzo di emollienti e la terapia con retinoidi orali (1 mg/kg/die). È importante limitare le procedure invasive per ridurre il rischio di infezioni cutanee.
La gestione dei bambini che sopravvivono è simile a quella prevista per le forme gravi di CIE e comprende l’uso di emollienti, cheratolitici e retinoidi.
L’HI è associata a una significativa morbilità e mortalità immediatamente dopo la nascita (mortalità superiore al 50% nei casi più gravi).
I bambini che sopravvivono hanno generalmente un’aspettativa di vita normale, anche se possono sviluppare una grave patologia cutanea con interessamento oculare, ectropion persistente, ritardo nel raggiungimento delle tappe dello sviluppo, in particolare motorio e sociale.
Fonte: Orphanet
Categoria di classificazione: ittiosi cheratinopatica (KPI)
Modalità di trasmissione: autosomica dominante
Geni interessati: KRT1 – KRT10
L’ittiosi epidermolitica (EI) è un’ittiosi cheratinopatica rara (KPI), caratterizzata dalla formazione di vescicole alla nascita, che evolvono progressivamente in un fenotipo ipercheratosico.
La prevalenza di tutti i tipi di KPI è stimata in 1/909.000 in Francia. La prevalenza esatta dell’EI non è nota.
I neonati presentano, attorno alla nascita, eritroderma generalizzato, formazione massiva di vescicole, lieve desquamazione ed erosioni superficiali della cute nelle sedi soggette a traumatismi minori e nelle aree di flessione. Successivamente si sviluppano, di solito nei primi mesi di vita, placche ipercheratosiche di colore giallo-marrone, spesso associate a eritroderma.
Con il passare del tempo, l’ipercheratosi peggiora, mentre la formazione delle vescicole generalmente diminuisce, nonostante possano verificarsi recidive successive ai traumi cutanei o durante il periodo estivo. L’ipercheratosi è solitamente generalizzata, anche se alcuni pazienti presentano lesioni cutanee limitate, in particolare nelle aree di flessione, sulla parte anteriore del collo, sulla parete addominale e nella regione interglutea.
In alcuni pazienti è coinvolta anche la regione palmoplantare. La cute è spesso pruriginosa e maleodorante; possono insorgere infezioni cutanee. Altre caratteristiche cliniche comprendono ipoidrosi, desquamazione del cuoio capelluto e distrofia ungueale. Nei casi più gravi si osserva un ritardo della crescita.
L’EI persiste nell’età adulta, con ipercheratosi di intensità ed estensione variabili. Una variante clinica dell’EI, denominata EI anulare (AEI), mostra una distribuzione anulare delle squame eritematose policicliche, che si sviluppano generalmente sul tronco e sulle estremità, e tende a risolversi spontaneamente.
La malattia è causata da mutazioni nei geni che codificano per le cheratine epidermiche soprabasali 1 (KRT1; 12q13.13) e 10 (KRT10; 17q21-q23), che compromettono la formazione dei filamenti intermedi di cheratina nei cheratinociti soprabasali.
È dimostrata una correlazione genotipo-fenotipo e, in genere, il coinvolgimento palmoplantare è associato alle mutazioni di KRT1. La localizzazione della mutazione può influenzare la gravità del fenotipo.
La diagnosi si basa sul quadro clinico e sull’esame istologico delle biopsie delle lesioni cutanee, che mostrano ipercheratosi con ortocheratosi, ipergranulosi e citolisi dello strato spinoso superiore e degli strati granulari (ipercheratosi epidermolitica).
La microscopia elettronica evidenzia cheratinociti soprabasali associati ad agglomerati irregolari di filamenti intermedi di cheratina. I test genetici confermano la diagnosi.
Alla nascita, la diagnosi differenziale comprende la necrolisi epidermica tossica, l’epidermolisi bollosa ereditaria, l’incontinentia pigmenti e l’infezione erpetica. Nelle fasi successive, la diagnosi differenziale si pone con altre forme di ittiosi cheratinopatica (KI), come l’EI superficiale e l’ittiosi a istrice di Curth-Macklin.
È disponibile la diagnosi genetica prenatale.
La maggior parte dei casi è sporadica. Gli altri casi sono trasmessi con modalità autosomica dominante e, più raramente, autosomica recessiva. Alle famiglie affette dovrebbe essere offerta la consulenza genetica.
Il trattamento è sintomatico. Si utilizzano principalmente emollienti, anche se la loro efficacia è limitata. I cheratolitici topici o l’acitretina orale possono migliorare le lesioni ipercheratosiche nelle forme gravi, ma possono comportare effetti avversi, come fragilità cutanea e peggioramento delle vesciche.
I lavaggi antisettici riducono la colonizzazione batterica e il cattivo odore delle superfici cutanee. La terapia antibiotica è necessaria in presenza di infezioni batteriche.
La gravità della malattia è variabile. L’EI può avere un impatto significativo sulla qualità della vita e causare problemi sociali a causa dell’aspetto della cute, del dolore, del prurito, del cattivo odore e/o delle infezioni ricorrenti.
L’EI può essere potenzialmente letale nel periodo neonatale a causa delle infezioni e/o della disidratazione.
Fonte: Orphanet
Categoria di classificazione: ittiosi cheratinopatica (KPI)
Modalità di trasmissione: autosomica dominante
Gene interessato: KRT2
L’ittiosi epidermolitica superficiale (SEI) è un’ittiosi cheratinopatica rara (KI), caratterizzata alla nascita dalla presenza di vescicole ed erosioni superficiali.
Sono state descritte meno di 30 famiglie affette.
I segni clinici della SEI sono simili, ma generalmente più lievi, rispetto a quelli dell’ittiosi epidermolitica (EI). La malattia si manifesta alla nascita o durante il periodo neonatale con la formazione, generalmente poco accentuata, di bolle superficiali, più frequenti nelle aree flessorie, sulle creste tibiali, sull’addome e sulle estremità.
Dopo alcune settimane, la cute inizia a desquamarsi lasciando aree caratteristiche di cute apparentemente normale (fenomeno della muta o mauserung).
Successivamente, soprattutto sugli arti, nella parte inferiore del tronco e nelle aree flessorie, si sviluppa una lieve ipercheratosi variabile, di colore grigiastro e andamento ondulato.
La formazione delle vescicole tende a ridursi con l’età, ma può persistere durante l’infanzia e, talvolta, anche nell’età adulta, in risposta a traumi, calore o sudorazione eccessiva.
La regione palmoplantare generalmente non è coinvolta, anche se occasionalmente possono comparire vescicole palmo-plantari, solitamente associate a iperidrosi. Non è presente un particolare odore corporeo.
La SEI è causata da mutazioni nel gene KRT2, che codifica per la cheratina 2. Queste mutazioni alterano la formazione dei filamenti di cheratina e compromettono la stabilità strutturale del citoscheletro dei cheratinociti.
La diagnosi si basa sull’esame clinico e sull’esame istologico delle biopsie delle lesioni cutanee, che evidenziano acantosi, prominenza dello strato granulare, alterazioni epidermolitiche negli strati spinoso superiore e granulare, iperortocheratosi e formazione intracorneale di vescicole.
All’esame al microscopio elettronico, i cheratinociti dello strato granulare mostrano alterazioni strutturali dei tonofilamenti. L’analisi molecolare, quando disponibile, consente di identificare le mutazioni del gene KRT2.
La diagnosi differenziale comprende l’ittiosi epidermolitica, la sindrome della desquamazione cutanea, la sindrome della cute ustionata da stafilococco e la dermatite atopica.
È disponibile la diagnosi genetica prenatale per le ittiosi ereditarie, ma generalmente non viene proposta per la SEI, poiché la malattia presenta un decorso non grave.
La trasmissione è autosomica dominante. Alle famiglie affette dovrebbe essere offerta la consulenza genetica. Un genitore affetto presenta un rischio medio del 50% di trasmettere la malattia ai figli.
Il trattamento è sintomatico. I cheratolitici topici delicati e gli emollienti possono essere utilizzati per ridurre l’ipercheratosi.
Le basse dosi di retinoidi orali possono attenuare l’ipercheratosi, ma devono essere somministrate con cautela a causa dei possibili effetti collaterali e del rischio di aumentare la fragilità cutanea.
La terapia antibiotica è necessaria in caso di infezioni secondarie.
La SEI è generalmente una malattia lieve. L’aspettativa di vita è normale e la qualità della vita non risulta gravemente compromessa.
Fonte: Orphanet
Categoria di classificazione: Ittiosi congenita autosomica recessiva (ARCI)
Modalità di trasmissione: autosomica recessiva
Geni interessati: TGM1, ABCA12, ALOX12B e NIPAL4
L’ittiosi lamellare (IL) è una malattia della cheratinizzazione caratterizzata dalla presenza di squame di grandi dimensioni diffuse su tutto il corpo, in assenza di un’eritrodermia significativa.
È la variante più comune di ittiosi congenita autosomica recessiva (ARCI). La prevalenza è stimata in circa 1/100.000–1/1.000.000 di soggetti.
I neonati sono spesso avvolti da una membrana di collodio (una membrana traslucida, brillante e tesa che ricorda uno strato cutaneo aggiuntivo), associata a ectropion ed eclabium.
Quando la membrana si distacca, generalmente dopo 1–2 settimane, diventano evidenti le squame che ricoprono l’intera superficie corporea.
Nell’IL classica, le squame sono grandi, scure e simili a placche. Sono possibili anche forme più lievi, caratterizzate da squame più chiare e sottili.
A differenza dell’eritrodermia ittiosiforme congenita (CIE), nell’IL non è presente una significativa eritrodermia. Tuttavia, IL e CIE rappresentano due estremi dello stesso spettro clinico e molti pazienti presentano caratteristiche intermedie.
Inoltre, il fenotipo clinico può modificarsi nel tempo o in seguito alla terapia.
La cute è generalmente soggetta a prurito e dolore, spesso associato alla presenza di fissurazioni cutanee. La mobilità può essere limitata dalla rigidità della pelle e la sensibilità può risultare ridotta a causa dell’aumento dello spessore cutaneo.
Altri segni clinici associati comprendono:
– ectropion persistente e complicazioni oculari correlate (cheratite, cicatrizzazione corneale);
– distrofia ungueale;
– alopecia cicatriziale;
– cheratoderma palmoplantare;
– ritardo della crescita;
– bassa statura;
– ipoidrosi con intolleranza al calore;
– sordità dovuta all’accumulo di squame nell’orecchio esterno.
L’IL è una malattia geneticamente eterogenea. È causata da mutazioni nei geni TGM1, ABCA12, ALOX12B e NIPAL4.
La maggior parte delle mutazioni è stata identificata nel gene TGM1, che codifica per la transglutaminasi 1, una proteina coinvolta nella formazione dell’involucro delle cellule epidermiche corneificate.
ABCA12 codifica per un trasportatore ABC (ATP-binding cassette) coinvolto nel trasporto dei lipidi.
ALOX12B codifica per l’arachidonato 12(R)-lipossigenasi, coinvolta nel metabolismo lipidico.
NIPAL4 codifica per un recettore di membrana.
Non è stata osservata una chiara correlazione tra genotipo e fenotipo.
La diagnosi si basa sull’aspetto clinico della cute. Le caratteristiche istologiche non sono specifiche.
È possibile effettuare test molecolari, anche se non sono disponibili nei centri di medicina generale. In alcuni centri specializzati sono disponibili studi immunoistochimici con anticorpi diretti contro la TGasi 1 o il dosaggio enzimatico della TGasi 1.
La diagnosi differenziale comprende le forme sindromiche dell’ittiosi, l’ittiosi recessiva legata al cromosoma X e l’ittiosi volgare autosomica dominante nelle forme più lievi, mentre nelle forme associate a eritrodermia deve essere considerata la CIE.
La diagnosi prenatale si basa sull’analisi del DNA mediante amniocentesi e prelievo dei villi coriali. L’ecografia può identificare la presenza della membrana di collodio.
La malattia è trasmessa come carattere autosomico recessivo. Alle famiglie affette deve essere offerta la consulenza genetica per informarle del rischio di ricorrenza del 25%.
La presa in carico si basa sull’applicazione quotidiana di emollienti o cheratolitici.
I retinoidi orali sono utili nelle forme più gravi della malattia (generalmente oltre 35 mg/die negli adulti e circa 0,7 mg/kg/die nei bambini).
La prognosi è variabile. Nel periodo neonatale, i pazienti sono esposti al rischio di sepsi e di alterazioni idro-elettrolitiche.
La malattia generalmente rimane stabile per tutta la vita, con possibili periodi di esacerbazione. L’aspettativa di vita è normale.
L’IL può avere un forte impatto sulla qualità della vita a causa dell’alterazione dell’aspetto fisico, dei sintomi invalidanti e delle limitazioni associate alla malattia e ai trattamenti.
Fonte: Orphanet
ITTIOSI COMUNI
Ittiosi volgare dominante
(gene della profilaggrina FLG)
Ittiosi recessiva legata al cromosoma X (X-linked)
(gene della steroide solfatasi STS)
ITTIOSI CONGENITE AUTOSOMICHE RECESSIVE (ARCI)
Ittiosi Arlecchino (HI)
Ittiosi lamellare (LI)
Eritrodermia ittiosiforme congenita (CIE)
Altre varianti minori, ad esempio:ittiosi “a costume da bagno”
ITTIOSI CHERATINOPATICHE (KPI)
Ittiosi epidermolitica (EI)
Ittiosi epidermolitica superficiale (SEI)
Altre forme e varianti minori, tra cui:ittiosi a istrice di Curth-Macklin
ittiosi in confetti
ittiosi variegata
eritrodermia ittiosiforme reticolare congenita
ittiosi epidermolitica anulare (AEI)
Fonte: Orphanet
Ittiosi sindromiche legate al cromosoma X (X-linked)
(ad esempio: IFAP, sindrome di Conradi-Hünermann-Happle, ecc.)
Ittiosi sindromiche autosomiche, caratterizzate da manifestazioni associate variabili, tra cui:forme con prevalenti anomalie dei capelli;
forme con prevalenti segni neurologici;
forme a decorso fatale;
forme con altri segni sistemici associati.
Tra queste rientrano, ad esempio:
sindrome di Netherton;
sindrome di Sjögren-Larsson;
sindrome KID (Keratitis–Ichthyosis–Deafness);
sindrome di Refsum;
altre forme sindromiche rare.
Fonte: Orphanet
Modalità di trasmissione: autosomica dominante
Gene interessato: filaggrina (FLG)
L’ittiosi volgare è la forma più comune di ittiosi (circa 1 caso ogni 250 nascite secondo diverse stime) e pertanto non rientra nella classificazione delle malattie rare.
È la forma meno grave di ittiosi ereditaria e colpisce maschi e femmine con frequenza simile.
L’ereditarietà dell’ittiosi volgare è definita autosomica dominante, cioè la malattia può essere trasmessa attraverso un gene alterato presente in uno dei genitori. In alcuni casi può comparire anche per una mutazione spontanea (de novo), manifestandosi per la prima volta all’interno di una famiglia.
Nell’ittiosi volgare è presente un difetto nella produzione di una proteina fondamentale dell’epidermide, la filaggrina (FLG), coinvolta nel mantenimento della normale funzione della barriera cutanea.
La malattia non è presente alla nascita, ma compare generalmente nei primi mesi o anni di vita con la comparsa di sottili squame biancastre aderenti alla superficie cutanea.
Le aree maggiormente interessate sono:
– il tronco;
– alcune zone degli arti;
– le superfici estensorie degli arti.
Le aree di piega cutanea, come cavi dei gomiti e delle ginocchia, ascelle e inguini, sono generalmente risparmiate e presentano una cute pressoché normale.
Talvolta può essere presente un lieve ispessimento della cute della fronte e delle guance, mentre la pelle dei palmi delle mani e delle piante dei piedi può risultare più spessa del normale.
Possono inoltre comparire:
– fissurazioni cutanee, cioè piccoli tagli o spacchi superficiali;
– prurito di intensità variabile;
– maggiore secchezza cutanea.
La gravità delle manifestazioni è molto variabile: alcuni pazienti presentano il quadro clinico tipico con squame evidenti, altri manifestano solo alterazioni lievi, fino alla semplice percezione di una pelle secca e ruvida.
In circa la metà dei casi, l’ittiosi volgare è associata a forme di eczema costituzionale o ad altre condizioni su base allergica.
Molto frequente è anche la presenza di cheratosi follicolare, caratterizzata da un ispessimento della cute in corrispondenza degli sbocchi dei follicoli piliferi, che conferisce alla pelle un aspetto ruvido e una consistenza granulosa al tatto.
Gli organi interni non sono coinvolti.
Le manifestazioni cutanee tendono a persistere per tutta la vita, ma possono variare nel tempo. Generalmente peggiorano durante l’inverno e nei climi secchi, mentre migliorano significativamente, fino anche alla completa regressione, durante l’estate e nei climi umidi.
Attualmente non esiste una terapia in grado di guarire definitivamente l’ittiosi volgare. I trattamenti disponibili hanno lo scopo di ridurre la secchezza cutanea e limitare la formazione delle squame.
La terapia si basa principalmente sull’applicazione di:
– emollienti, per migliorare l’idratazione e la morbidezza della pelle;
– cheratolitici, che favoriscono la rimozione delle squame.
Tra i principali prodotti cheratolitici utilizzati vi sono:
– acido salicilico (generalmente in concentrazioni del 2–5% o superiori);
– urea (dal 3% al 20% circa);
– lattato d’ammonio (6–12%);
– altre sostanze con attività simile, come acido retinoico e acido glicolico.
Questi prodotti vengono spesso associati a sostanze emollienti come vaselina, lanolina, propilenglicoli e altri idratanti.
Altri trattamenti topici possono includere alcuni derivati dei retinoidi e il calcipotriolo.
Il principale limite delle terapie disponibili è la loro efficacia temporanea: per mantenere il beneficio ottenuto è necessario ripetere regolarmente le applicazioni.
Fonte: Dottor Alberto Reseghetti – Centro di Ricerche Cliniche per le Malattie Rare “Aldo e Cele Daccò”, Ranica
Categoria di classificazione: Ittiosi comune
Modalità di trasmissione: recessiva legata al cromosoma X
Gene interessato: STS (steroid sulfatase, microsomal); sinonimi: ARSC, ARSC1, arylsulfatase C, steroid sulfatase (microsomal), arylsulfatase C isozyme S
L’ittiosi recessiva legata all’X (RXLI) è una genodermatosi appartenente ai disturbi mendeliani della corneificazione (MeDOC), caratterizzati da ipercheratosi generalizzata e desquamazione cutanea.
La RXLI interessa quasi esclusivamente i maschi. È la seconda forma più comune di ittiosi, con una prevalenza stimata di circa 1/2.000–1/6.000 maschi.
La malattia esordisce generalmente nei primi giorni di vita con la comparsa di squame poco aderenti, poligonali, non eritematose e diffuse, che si concentrano soprattutto:
– sul torace;
– sulle superfici estensorie e flessorie degli arti;
– sul collo, dove possono determinare il caratteristico aspetto definito “collo sporco”.
Generalmente vengono risparmiate le pieghe cutanee, i palmi delle mani e le piante dei piedi.
La desquamazione tende a migliorare con l’età e durante il periodo estivo.
Può essere presente un ritardo nella nascita dovuto a insufficiente dilatazione cervicale materna.
In circa il 20% dei casi si osservano manifestazioni extracutanee, tra cui:
– criptorchidismo (testicoli ritenuti), generalmente senza conseguenze significative sull’assetto ormonale;
– opacità corneali, spesso senza compromissione della vista;
– disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), presente in circa il 40% dei maschi affetti, prevalentemente nella – forma con disattenzione predominante;
– disturbi dello spettro autistico o alterazioni correlate al linguaggio e alla comunicazione, presenti in circa il 25% dei pazienti.
Più raramente possono comparire manifestazioni extracutanee gravi, come anosmia o aplasia renale unilaterale. In questi casi l’ittiosi viene considerata una forma sindromica (RXLI sindromica).
L’ittiosi legata all’X è dovuta a un difetto del metabolismo dei lipidi epidermici causato da mutazioni o delezioni
inattivanti del gene STS, localizzato sul cromosoma Xp22.3.
Il gene STS codifica per la steroide-solfatasi, un enzima coinvolto nella regolazione della permeabilità della barriera cutanea e del processo di desquamazione, attraverso l’idrolisi dei solfati steroidei, tra cui il colesterolo solfato.
Il deficit di STS determina un aumento dei livelli di colesterolo solfato, che inibisce le serin-proteasi epidermiche responsabili della normale desquamazione dei corneociti, causando un accumulo dello strato corneo e quindi ipercheratosi da ritenzione.
Esistono forme sindromiche di RXLI, molto più rare, dovute alla delezione di geni contigui al gene STS. Queste possono essere associate, ad esempio, a:
– sindrome di Kallmann;
– ipogonadismo ipogonadotropo;
– albinismo oculare di tipo 1;
– stenosi ipertrofica del piloro.
La diagnosi si basa sui segni clinici e sulla storia familiare.
La conferma diagnostica può essere ottenuta attraverso:
– analisi biochimiche, come l’elettroforesi delle proteine sieriche e la valutazione dell’attività della STS nei fibroblasti o nei leucociti;
– analisi molecolari e citogenetiche, tra cui PCR (Polymerase Chain Reaction) e FISH (ibridazione fluorescente in situ).
– L’esame istologico o ultrastrutturale della cute può essere utile per distinguere la RXLI dall’ittiosi volgare.
La diagnosi differenziale comprende:
– ittiosi volgare;
– ittiosi congenite autosomiche recessive (ARCI), inclusa l’ittiosi lamellare;
– RXLI sindromica;
– deficit multiplo della solfatasi.
La misurazione dei livelli di steroidi nelle urine e nel siero materno può evidenziare una riduzione degli estrogeni. Per questo motivo la RXLI può essere individuata anche durante la gravidanza, attraverso la valutazione dei livelli materni di estriolo nell’ambito degli screening prenatali.
La RXLI è trasmessa come carattere recessivo legato al cromosoma X: interessa prevalentemente i maschi ed è ereditata attraverso madri portatrici sane. Sono stati descritti solo raramente casi in femmine affette.
Il trattamento consiste principalmente nell’idratazione e nell’ammorbidimento della cute attraverso:
– oli da bagno lubrificanti;
– emollienti contenenti sostanze umettanti;
– cheratolitici come urea, acido lattico e acido glicolico.
Nei pazienti adulti possono essere utilizzati retinoidi sistemici, ad esempio nei mesi invernali, quando la malattia tende generalmente a peggiorare.
La RXLI rappresenta una forma benigna di ittiosi. La malattia persiste per tutta la vita, ma l’ipercheratosi e la desquamazione possono migliorare con l’età.
L’aspettativa di vita è normale.
Fonte: Orphanet
Ittiosi istrice-simile-sordità-cheratite
Sindrome di Senter
Sindrome KID/HID
La sindrome cheratite-ittiosi simil-istrice-sordità (KID/HID) è una rara malattia ectodermica congenita caratterizzata da cheratite vascolarizzante, lesioni cutanee ipercheratosiche e sordità.
Sono stati descritti meno di 100 casi.
I pazienti generalmente presentano alla nascita eritema generalizzato e desquamazione ittiosiforme.
Le manifestazioni cutanee sono progressive e comprendono un’eritrocheratodermia caratterizzata da:
placche cheratosiche ed eritematose ben delimitate;
aspetto verrucoso, soprattutto a livello di volto, cuoio capelluto, orecchie, gomiti e ginocchia.
Altre alterazioni cutanee comprendono:
rughe profonde attorno alla bocca;
ipercheratosi palmoplantare (PPHK) con cheratodermia e caratteristico aspetto “a grani di cuoio”;
ipercheratosi follicolare del tronco;
ipercheratosi puntiforme (ittiosi simil-istrice) in alcuni casi.
Le lesioni cutanee tendono a infettarsi e sono stati descritti rari casi con esito letale dovuti a infezioni ricorrenti complicate da setticemia.
Sono frequenti anche:
distrofia ungueale;
alopecia;
assenza o riduzione delle sopracciglia e delle ciglia.
I pazienti presentano una maggiore suscettibilità allo sviluppo di carcinomi a cellule squamose, compresi quelli della lingua e delle mucose.
La sordità è congenita, generalmente di tipo neurosensoriale, e spesso profonda.
In alcuni pazienti i segni oculari possono essere inizialmente assenti. In altri possono comparire durante l’infanzia o l’adolescenza con:
fotofobia;
cheratite puntiforme;
progressiva vascolarizzazione corneale.
Queste alterazioni possono evolvere fino alla perdita della vista.
L’associazione tra perdita della vista e dell’udito può determinare un grave ritardo dello sviluppo.
In alcuni casi sono stati osservati anche disturbi neuromuscolari e cerebellari.
La sindrome KID/HID è causata principalmente da mutazioni del gene GJB2 (13q11-q12), che codifica per la connessina-26, in particolare a carico del dominio N-terminale e del primo loop extracellulare della proteina.
È stato inoltre descritto un paziente con sindrome KID associata ad atrichia portatore di una mutazione nel gene GJB6 (13q12), che codifica per la connessina-30.
La maggior parte dei casi è sporadica, sebbene siano stati descritti casi familiari con trasmissione autosomica dominante.
Sono stati inoltre riportati casi dovuti a mosaicismo germinale parentale per il gene GJB2.
La diagnosi si basa sulla valutazione dermatologica, oftalmologica e audiologica.
Le alterazioni istologiche cutanee non sono specifiche e possono mostrare:
– acantosi;
– ipercheratosi ortocheratosica.
La risonanza magnetica può essere utile per documentare eventuali anomalie cerebellari.
La diagnosi può essere confermata mediante analisi molecolare.
La diagnosi differenziale comprende le eritrocheratodermie, tra cui:
– sindrome di Clouston;
– cheratosi follicolare spinulosa decalvante.
Alle famiglie affette deve essere offerta la consulenza genetica, considerando che il rischio di trasmissione da un genitore affetto è del 50%.
Le lesioni cutanee segmentali possono essere correlate a mosaicismi somatici e germinali e comportano un possibile rischio di trasmissione di una forma generalizzata della malattia.
La diagnosi prenatale è disponibile per le famiglie di un soggetto affetto (proband) nei casi in cui sia stata identificata la mutazione patogenetica responsabile.
La presa in carico è esclusivamente sintomatica.
L’utilizzo dei retinoidi sistemici è controverso; diversi studi suggeriscono di trattare le manifestazioni cutanee principalmente con terapie topiche, quali:
– emollienti delicati;
– cheratolitici topici.
I pazienti con KID/HID devono essere sottoposti a controlli regolari per la prevenzione dei carcinomi delle mucose.
È raccomandato un follow-up periodico:
– otorinolaringoiatrico;
– oftalmologico.
I pazienti con perdita della vista e dell’udito devono essere inseriti in programmi riabilitativi mirati. In alcuni casi possono essere utili gli impianti cocleari.
La prognosi è variabile.
Sebbene i casi con esito letale siano rari, le manifestazioni cutanee persistono nel tempo, sono generalmente gravi e possono associarsi a infezioni ricorrenti e a un aumentato rischio di carcinoma delle mucose.
La perdita della vista e dell’udito può determinare un grave ritardo dello sviluppo.
Fonte: Orphanet
– NS
– Sindrome dei capelli a bambù
– Sindrome di Comèl-Netherton
La sindrome di Netherton (SN) è una malattia cutanea rara caratterizzata da eritrodermia ittiosiforme congenita (CIE) associata a un difetto caratteristico del fusto del capello (tricoressi invaginata, TI) e a manifestazioni di atopia.
L’incidenza è stimata in circa 1/200.000 nascite.
I pazienti generalmente presentano alla nascita:
– eritrodermia;
– desquamazione cutanea generalizzata;
– ritardo della crescita.
Sono frequenti:
– disidratazione ipernatriemica;
– infezioni ricorrenti;
– malassorbimento intestinale associato a diarrea.
Il decorso della malattia è variabile.
L’eritrodermia generalizzata può persistere in alcuni pazienti, anche se nella maggior parte dei casi evolve durante l’infanzia verso l’ittiosi lineare circonflessa (ILC).
L’ILC è una forma cutanea più lieve e caratteristica, costituita da placche eritematose migranti con squame a doppio margine.
Le anomalie dei capelli diventano generalmente evidenti dopo il periodo neonatale.
I capelli radi e fragili sono dovuti principalmente alla tricoressi invaginata (TI), caratterizzata dal tipico aspetto “a bambù” osservabile alla microscopia ottica, associata ad altre anomalie del fusto del capello, come:
– pili torti;
– tricoressi nodosa.
Possono essere coinvolte anche ciglia e sopracciglia.
La maggior parte dei pazienti sviluppa manifestazioni di atopia, tra cui:
– asma;
-dermatite atopica;
– allergie alimentari;
– orticaria;
– angioedema.
Sono generalmente presenti livelli elevati di IgE.
Altri segni clinici comprendono:
– ritardo della crescita e dello sviluppo;
– bassa statura;
– raramente, aminoaciduria intermittente.
In alcuni casi può essere presente deficit cognitivo.
La sindrome di Netherton è una malattia autosomica recessiva causata da mutazioni del gene SPINK5 (5q31-q32), che codifica per LEKTI, un inibitore delle proteasi seriniche.
Il deficit di LEKTI determina un aumento dell’attività idrolitica tripsina-simile nello strato corneo, provocando una desquamazione precoce dello strato corneo e un grave difetto della barriera cutanea.
La diagnosi precoce può essere difficoltosa, poiché i segni più caratteristici, come la tricoressi invaginata e l’ittiosi lineare circonflessa, generalmente compaiono non prima dell’infanzia.
Ai fini diagnostici può essere eseguito un esame immunoistochimico su biopsia cutanea, che evidenzia il deficit di LEKTI.
La conferma diagnostica richiede tuttavia l’identificazione della mutazione patogenetica mediante analisi molecolare.
La diagnosi differenziale comprende:
– altre eritrodermie infantili;
– eritrodermia ittiosiforme congenita non bollosa;
– psoriasi eritrodermica.
Devono inoltre essere escluse:
– dermatite atopica;
– ittiosi lamellare;
– sindromi da immunodeficienza primaria;
– dermatite seborroica;
– acrodermatite enteropatica.
È disponibile la diagnosi molecolare prenatale. Alle famiglie affette deve essere offerta la consulenza genetica.
Il trattamento è esclusivamente sintomatico e richiede:
– gestione tempestiva delle complicanze neonatali;
– utilizzo a lungo termine di emollienti per il controllo delle manifestazioni cutanee.
L’uso di corticosteroidi topici e immunomodulatori locali, come tacrolimus e pimecrolimus, ha prodotto benefici in alcuni casi. Tuttavia, tali farmaci non sono indicati per trattamenti prolungati o su superfici cutanee estese, poiché il difetto della barriera cutanea può determinare un eccessivo assorbimento sistemico.
La prognosi può essere grave nei neonati che sviluppano complicanze potenzialmente letali; infatti, la mortalità nel periodo postnatale è significativa.
I sintomi cutanei e le anomalie dei capelli persistono generalmente per tutta la vita, anche se la malattia tende spesso a migliorare con l’età.
La maggior parte dei pazienti recupera una crescita più regolare dopo i due anni di vita.
Fonte: Orphanet
– Deficit di aldeide deidrogenasi
La sindrome di Sjögren-Larsson (SLS) è una malattia neurocutanea causata da un errore congenito del metabolismo dei lipidi. È caratterizzata da ittiosi congenita, deficit cognitivo e spasticità.
La prevalenza è stimata in circa 1:250.000 nel mondo, ma la sindrome è più comune in Svezia per un effetto fondatore.
I segni clinici si sviluppano nel periodo prenatale e durante l’infanzia.
L’ipercheratosi lieve è generalmente presente alla nascita e progredisce verso un’ittiosi generalizzata, soprattutto localizzata:
– sulle pieghe di flessione;
– sulla nuca;
– sul tronco;
– sulle estremità.
A differenza di altre forme di ittiosi, il prurito rappresenta un segno caratteristico e prominente.
Spesso è presente alla nascita una dermatite leggermente eritematosa, che tende a scomparire con l’età.
I segni neurologici compaiono generalmente nel primo o secondo anno di vita e consistono in un ritardo delle tappe dello sviluppo motorio, secondario a:
– diplegia spastica;
– più raramente, tetraplegia spastica.
Circa la metà dei pazienti non riesce a raggiungere la deambulazione autonoma.
Le crisi epilettiche sono presenti in circa il 40% dei casi.
Il deficit cognitivo varia da lieve a grave, anche se sono stati descritti rarissimi pazienti con intelligenza normale.
Sono comuni:
– ritardo del linguaggio;
– disartria.
È frequente l’interessamento oculare con presenza di inclusioni cristalline nella retina (definite anche “puntini bianchi luminosi”) localizzate nella regione della fovea.
Sono comuni:
– fotofobia;
– miopia.
Sono state inoltre osservate anomalie dei dermatoglifi.
I pazienti tendono a nascere prematuri.
La SLS è causata da mutazioni del gene ALDH3A2 (17p11.2), che codifica per l’aldeide deidrogenasi degli acidi grassi (FALDH), un enzima coinvolto nell’ossidazione dei gruppi aldeidici degli acidi grassi.
Sono state identificate oltre 70 mutazioni, comprendenti:
– sostituzioni aminoacidiche;
– delezioni;
– inserzioni;
– errori di splicing.
La trasmissione è autosomica recessiva.
La diagnosi della SLS si basa sulla misurazione dell’attività della FALDH o della alcol-ossidoreduttasi degli acidi grassi (FAO) su colture di fibroblasti ottenute tramite biopsia cutanea.
La diagnosi può essere confermata mediante ricerca delle mutazioni note attraverso:
– reazione a catena della polimerasi allele-specifica;
– sequenziamento diretto del gene ALDH3A2.
Nella prima infanzia, prima della comparsa della spasticità, la diagnosi differenziale comprende altre forme di ittiosi congenita, tra cui:
– ittiosi lamellare;
– eritroderma congenito ittiosiforme.
Quando compaiono i sintomi neurologici nella tarda infanzia, la diagnosi differenziale comprende altre sindromi neuro-ittiosiche, come:
– malattia da accumulo di lipidi neutri (sindrome di Chanarin-Dorfman);
– deficienza multipla di solfatasi;
– malattia di Refsum.
La diagnosi prenatale è possibile mediante analisi biochimiche o molecolari sugli amniociti o sul trofoblasto.
La presa in carico deve essere multidisciplinare e coinvolgere:
– neurologi;
– dermatologi;
– oculisti;
– ortopedici;
– fisioterapisti.
Il trattamento dell’ittiosi consiste nell’applicazione topica di agenti cheratolitici o nell’utilizzo di retinoidi per via sistemica.
Le crisi epilettiche spesso rispondono alla terapia anticonvulsivante e la spasticità può essere trattata mediante interventi chirurgici specifici.
L’ittiosi può beneficiare di diete particolari con supplementazione di acidi grassi a catena media, anche se gli effetti sono generalmente limitati.
I pazienti solitamente raggiungono l’età adulta, ma necessitano di cure e monitoraggio per tutta la vita.
Dopo la pubertà, i segni neurologici e il deficit cognitivo generalmente non progrediscono.
I pazienti che sviluppano sintomi precoci tendono ad avere forme clinicamente più gravi.
Fonte: Orphanet
