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Cellule staminali etiche

Articolo ripreso dal "Corriere della Sera" on line Scienze e Tecnologie del 17 ottobre 2005, redatto da tre ricercatori (Irwin McLean, Frances Smith, Alan Irvine). 

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L'articolo:

Esperimenti sui topi, prossimo passo la sperimentazione sull'uomo

Staminali, si potrà «estrarle» dall'embrione Svolta per la Scienza: si supera il «no» etico

Con due diverse tecniche scienziati americani sono riusciti a prelevare le cellule dall'embrione senza danneggiarlo.

NEW YORK (USA) - Forse la ricerca sulle staminali è a una svolta decisiva. Non si tratta di una novità sul loro impiego, ma sul modo di poter avere a disposizione le staminali embrionali senza distruggere gli embrioni. Ovvero, di risolvere il difficile problema etico, lo stesso attorno al quale l'Italia si è divisa lo scorso giugno quando gli elettori sono stati chiamati a decidere, con i referendum, sulla legge che regola la fecondazione artificiale. Il mondo scientifico annuncia infatti che è possibile avere «cellule staminali etiche», cio0è embrionali ottenute senza distruggere gli embrioni e senza quindi sollevare problemi di carattere morale. L'importantissima e forse decisiva scoperta è stata presentata da Nature , che illustra due diverse tecniche salva-embrione, descritte in due articoli pubblicati sul sito della rivista . Sono state messe a punto in modo indipendente da due gruppi di ricerca negli Stati Uniti. Per il momento sono state sperimentate solo nei topi, ma il prossimo passo sarà verificarne l'applicabilità su embrioni umani.

NUOVA STRADA - In caso di successo, i ricercatori sono convinti che sarà questa la strada per produrre riserve di staminali embrionali, le più importanti da utilizzare nella futura medicina rigenerativa e per approntare cure di malattie oggi non curabili o trattabili soltanto in modo parziale. L'obiettivo ultimo, affermano infatti i ricercatori è «trovare nuove terapie per malattie oggi incurabili». A ottenere le cellule staminali senza distruggere l'embrione sono stati il gruppo guidato da Robert Lanza, dell'Advanced Cell Technology (ACT, la struttura privata che nel novembre 2001 annunciò la clonazione del primo embrione umano), e i biologi Alexander Meissner e Rudolph Jaenisch, del Massachussetts Institute of Technology (MIT). LA PRIMA TECNICA - Nel primo caso (la tecnica messa a punto dal gruppo di Lanza) una sola cellula staminale è stata prelevata da un embrione di topo ai primissimi stadi di sviluppo; poi è stata immersa in un cocktail di sostanze, come fattori di crescita, che l'hanno fatta moltiplicare e specializzare in cinque diverse linee di cellule staminali capaci di dare origine a cellule nervose, di ossa e del muscolo cardiaco. Sempre dalla stessa cellula si sono ottenute anche sette linee di staminali destinate a sviluppare strutture esterne all'embrione, come lo strato di cellule che fa aderire l'embrione alle pareti dell'utero (trofoblasto). L'embrione dal quale è stata prelevata la cellula è stato impiantato in utero e si è sviluppato fino alla nascita di un topo. È la strategia seguita dalla ACT in collaborazione con l'università del Wisconsin. Per prelevare la cellula è stata adottata una tecnica molto simile a quella della diagnosi genetica pre-impianto, utilizzata in molti Paesi negli interventi di fecondazione artificiale (ad esempio, per selezionare gli embrioni sani di una coppia portatrice di malattie genetiche) e proibita dalla legge italiana. LA SECONDA TECNICA - il gruppo del MIT ha invece prelevato le staminali da embrioni privi dello strato di cellule che li àncora alle pareti dell'utero. Questi embrioni incapaci di crescere per dare vita a un organismo sono stati ottenuti disattivando il gene Cdx2, che controlla la produzione delle proteine necessarie per lo sviluppo dello strato di cellule che fa aderire l'embrione all'utero. L'assenza del gene Cdx2 non è comunque una condizione irreversibile perchè può essere riattivato nelle cellule staminali prelevate e fatte sviluppare in laboratorio. TEST CON CELLULE UMANE - Il prossimo passo sarà sperimentare le tecniche salva-embrione per ottenere staminali umane. «Questo lavoro - ha osservato Lanza - è stato fatto nel topo e la sua validità dovrà ora essere verificata sull'uomo. Sarebbe tragico non percorrere tutte le strade disponibili per portare questa tecnica al letto del malato nel tempo più rapido possibile».

17 ottobre 2005

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